Uva baresana | AGRIcultura

Uva baresana

Acini croccanti, di colore bianco-giallo perlato trasparente, dalla buccia sottilissima e di grandezza variabile tra 1 cm ed 1,5 cm di diametro. Di sapore amorevolmente dolce, quando ben matura (da fine agosto fino all'inizio ottobre). 
E' l'uva tipica di Bari e dintorni. Dolce e molto fruttata, se ne riconosce la giusta maturazione solo quando il chicco, diventando trasparente, lascia intravedere chiaramente i semini negli acini. Il vitigno è capace di grandi produzioni ma è consolidata la tecnica di diradamento dei grappoli per ottenere produzioni qualitativamente apprezzabili. Il grappolo è di media grandezza (400-500 g).

Nel periodo invernale si effettua la potatura dei tralci dell’anno precedente, la sistemazione e la legatura dei capi a frutto, l’allontanamento e la bruciatura dei tralci potati. A differenza delle uve da tavola convenzionali, la Baresana non necessita di ingenti concimazioni, né di profonde lavorazioni del terreno, anche per evitare un maggiore vigore vegetativo. Viene prodotta in diverse forme di allevamento: l’antico alberello pugliese (aree marginali della premurgia), la controspalliera (nel nord-barese) e il tendone (Adelfia).
In primavera si esegue la legatura e la sistemazione della nuova vegetazione e delle infiorescenze, il diradamento dei grappoli, l’eliminazione delle foglie poste nelle vicinanze dei grappoli (allo scopo di mantenere arieggiati il più possibile i grappoli), mentre non è strettamente necessaria l’acinellatura (eliminazione dai grappoli degli acini piccoli che vengono denominati ‘corallini’) perché così il prodotto è presentato e conosciuto sul mercato locale. 
Nei mesi estivi e soprattutto autunnali, si effettua la pulitura del grappolo pochi giorni prima della raccolta allo scopo di eliminare gli acini non sani. L’irrigazione è necessaria per conservare la turgidità dei frutti durante la stagione estiva. La raccolta avviene, a seconda della forma di allevamento e delle modalità di copertura del tendone, da agosto a novembre.
    
In tempi non molto lontani l'uva baresana, per la sua dolcezza, veniva lasciata esiccare sulla pianta (ormai spoglia di foglie), per poi essere raccolta e cotta insieme ai fichi secchi per ricavare il noto ed antico vincotto barese.
Il nome Baresana fu introdotto con lungimiranza alla fine del 1800 dai piccoli agricoltori per unificare la miriade di nomi locali che le vengono attribuiti.
La più antica citazione del nome Baresana risale al 1892, ma vi sono riferimenti ancor più antichi relativi alle altre denominazioni attribuitele (Uva turca, Uva sacra, ecc).

La Baresana, rispetto ad altre varietà, non può essere conservata a lungo in quanto tende a al rapido disseccamento; ciòla rende poco idonea al trasporto su lunghe tratte. Per questi motivi l’uva baresana resta più adatta ad un consumo locale e nazionale.

fonte: portale tipicipuglia

Frutta
Settembre
Ottobre

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Ven, 23/08/2013 - 10:48

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